NAPOLI E IL CIOCCOLATO: STORIA DI UN AMORE…
La tradizione cioccolatiera del capoluogo campano è relativamente recente rispetto ad altre zone italiane.
Sicuramente, quando parliamo del “dolciario” napoletano il pensiero corre spedito a Pastiera, Sfogliatelle e Babà, esempi tra i più noti della gastronomia partenopea al pari di Pizza e caffè.
Ma il Cioccolato?
Già da epoche remote si usava mescolare il cioccolato ad ingredienti semplici e facilmente reperibili, per realizzare dolci che scandissero i momenti di festa e le ricorrenze. Nasceva così, ad esempio, il Sanguinaccio, che, un tempo, veniva abitualmente cucinato nel periodo di Carnevale mescolando il cacao e lo zucchero al sangue di maiale, o la Caprese al Cioccolato, tipica della vicina isola di Capri, come svela chiaramente il suo nome, fatta con miele, mandorle, zucchero e cacao.
Il cioccolato e i cioccolatini entrano nella tradizione napoletana a partire dagli Anni 90 del 1800, quando Isidoro Odin, piemontese di nascita, si trasferisce a Napoli da Alba, in provincia di Cuneo, portando con sé la cultura del cioccolato tipica della sua regione.
Qui, coadiuvato dalla moglie, Onorina Gay, anche lei piemontese, egli apre il suo primo laboratorio in pieno centro storico tra i negozi alla moda e i tradizionali Caffè, spinto dall’idea che il cioccolato abbia la sua giusta collocazione quale voluttà tra le voluttà.
I risultati gli danno ragione: in breve tempo, i suoi negozi, diventati nel frattempo più di uno, sono un punto di riferimento della Napoli bene.
Oggi come allora, l’azienda napoletana Gay-Odin (dai nomi italianissimi dei due fondatori), produce cioccolato di elevata fattura artigianale, come la tipica Foresta, o i mitici Nudi, immersi nel profumo intenso e penetrante del cacao.
Se Isidoro Odin è stato il pioniere del cioccolato a Napoli, altri si sono poi dedicati alla lavorazione artigianale del Cibo degli Dei. Tra gli altri spicca la Famiglia Scaturchio, che da più di un secolo detiene la ricetta del Presidenziale, dolce di purissimo cioccolato fondente con un cuore di crema di nocciola e liquore all’arancia.
Di recente, poi, anche i tipici paesaggi campani sono diventati fonte di ispirazione per gli artigiani del cioccolato che li riproducono abilmente in versione… golosa (è il caso, ad esempio, di Gennaro Bottone di Dolce Idea, famoso per i suoi Vesuvi di Cioccolata).
Insomma, il cioccolato è oggi entrato a pieno titolo nella tradizione dolciaria napoletana, risultato di secoli di inventiva e creatività nonché espressione delle innumerevoli dominazioni che si sono alternate nella città.
Ma l’evoluzione continua ancora, alla ricerca di originali abbinamenti e prodotti nuovi nel gusto e nella forma che ben si adattino alle attuali e future esigenze.
UN VIAGGIO NEL DOLCIARIO NAPOLETANO
Le “dolcezze” costituiscono un capitolo goloso e vario della gastronomia napoletana, che oltre all’influsso delle differenti dominazioni a cui la città è stata sottoposta, risente dell’inventiva tipica del popolo partenopeo.
La prima delizia che merita l’assaggio, sono gli struffoli, la cui origine sembra risalire addirittura ai greci, che sembra preparassero gli struggolos, con un impasto di farina e acqua, tagliato a pezzetti, fritto nell’olio bollente e cosparso di miele fuso.
Durante il Medioevo, nella segretezze dei conventi, monaci e monache sperimentano, su richiesta di grandi e potenti famiglie, nuove ricette, estrose e gustosissime, per allietare i banchetti di fidanzamento, le feste religiose e gli incontri diplomatici.
E’ questo il periodo in cui nascono mille delizie soffici e leggere, dai susamielli del convento di Donna Regina, alle monachinedel monastero delle Trentatrè di Via Pisanelli, alle sapienze di quello di Santa Maria della Sapienza fino alla santarosa, antenata della rinomata sfogliatella riccia e frolla, che prese il nome dall’omonimo convento di Conca dei Marini sulla costiera Amalfitana, dove le suore la preparavano con semola cotta nel latte e dolcificata, condita con amarena, uova, frutta secca, rigenerata nel liquore al limone, racchiusa tra due pettole di pasta sfoglia chiusa a forma di cappello monacale.
E’ grazie a Pasquale Pintauro, un rinomato pasticcere napoletano, che la ricetta esce fuori dal convento. L’antica pasta viene rimpicciolita, alleggerita dall’amarena e dalle uova e resa frolla per trasformarsi nella sfogliatella che oggi tutti possono gustare
Il tour de gusto continua con il golosissimo babà, inventato addirittura dal re polacco del XVIII secolo, Stanislao I Leszczynski, celebre per il suo gusto gastronomico e diventato simbolo universale della pasticceria napoletana.
Il suo nome deriva dalle sensazioni che il re provò nel gustare un dolce di origine austriaca il Kugelhopf, così da chiamare questa prelibatezza bagnata nel rhum Alì Babà, in omaggio alle Mille e una Notte. Dopo essersi occupato degli impegni politici e dopo la pace di Vienna del 1738, il re si dedicò al perfezionamento della ricetta e alla sua diffusione.
Il tour continua con la pastiera, anch’essa nata all’ombra dei chiostri nel periodo della Resurrezione. Forse fu opera di una suora che, probabilmente nel convento di San Gregorio Armeno, mescolò ricotta, grano, uova, acqua di millefiori, cedro e erbe aromatiche venute dall’Asia dando vita alla succulenta Pastiera, dolce pasquale per eccellenza che, secondo la tradizione, viene regalata tra amici e parenti perché nessuna famiglia resti senza dolce il giorno della festa.
Anche la Zeppola nacque tra le austere mura di un convento, quello di Santa Patrizia. Simbolo della festa di San Giuseppe, preparata sia fritta sia al forno, farcita di crema e amarena, è protagonista di un evento di strada “la festa della zeppola di Paiazza”.
E dopo tanti dolci non può mancare una il caffè. Vero e proprio culto napoletano, il caffè è un rito e un piacere, da gustare in solitudine o in buona compagnia.
Sono legati alla famosa bevanda aneddoti e poesie come ad esempio il monologo di Eduardo de Filippo, nella commedia “Questi fantasmi”.
Tanti sono i santuari della “tazzulella” nel centro storico di Napoli. Tra questi, sosta obbligata è il caffè Gambrinus, caffè storico in perfetto stile liberty, che, dal 1860, è stato punto di ritrovo di uomini di grande cultura quali il celebre poeta D’annunzio, Salvatore di Giacomo, Eduardo Scarfoglio.
Altri rinomati templi del caffè sono il Caffè del Professore, dove si possono gustare ben 60 tipi di caffè ed il nocciolato , vero elisir per il palato, Amadeus per i veri appassionati, ai quali il caffè viene preparato con una ricetta segretissima, o ancora il caffè letterario IntraMoenia, dove si può sorseggiare un caffè bollente mentre si sfogliano libri su Napoli e sulla storia della sua amata bevanda nera.
Itinerari alla scoperta di dolci prelibatezze, cioccolaterie e artigiani del gusto.
1) Itinerario: Passeggiando tra caffè, sfogliatelle e cioccolato.
L’itinerario partirà tutte le mattine dal 4 al 12 dicembre 2004 alle ore 10,00 da Piazza del Plebiscito. Dopo un inquadramento storico-artistico sulla Piazza più famosa di Napoli ed una visita nella stupenda chiesa di San Francesco di Paola, si farà la prima sosta golosa presso una rinomata fabbrica di cioccolata Dolce Idea dove si potrà assistere alla lavorazione del cioccolato. Il percorso proseguirà, attraversando uno dei caffè storici più importanti della città, il “Gambrinus”, luogo d’incontro degli intellettuali di inizio secolo fondato nel 1860 e con una visita presso la chiesa di San Ferdinando costruita tra il 1622 e il 1655 e dedicata nel 1769 da Ferdinando I di Borbone al Santo protettore che custodisce al suo interno affreschi di Paolo de Matteis e sculture di Vaccaro.
Il tour goloso proseguirà poi in Via Toledo, fatta costruire dal Viceré Don Pedro de Toledo nel 1536, presso un’altra rinomata cioccolateria Gay-Odin e poi sosta nella Galleria Umberto I, sovrastata da una stupenda copertura in vetro e ferro alta ben 57 metri e con il suo prezioso pavimento in marmi policromi. Ultima tappa golosa presso la pasticceria Pintauro dove si degusterà una “calda sfogliatella” per passare poi davanti il Castel Nuovo, detto anche Maschio Angioino dai suoi primi fondatori, e il Teatro San Carlo uno dei teatri lirici più antichi del mondo,dove il percorsò terminerà.
Durante il percorso saranno raccontati aneddoti, curiosità e storie relative sia alla storia del cioccolato e della pasticceria napoletana che informazioni storico-artistiche sui principali monumenti.
2)Itinerario: Percorrendo le origini della città con dolci soste
L’itinerario partirà tutte le mattine alle ore 11.00 da Piazza del Plebiscito e dopo una visita presso la chiesa di San Francesco di Paola si attraverserà il borgo Santa di Lucia che inizialmente era solo un borgo di pescatori ma dal 1599 fu trasformato da un viceré spagnolo in strada di prestigio. Si visiterà la chiesa di Santa Lucia che custodisce le reliquie dei suoi occhi fino ad arrivare al Castel dell’Ovo sito sull’antico isolotto di Megaride. L’isolotto di Megaride situato di fronte il Monte Echia fu il primo insediamento dei coloni greci provenienti da Pithecusa che poi fondarono la città vecchia di Partenope sul Monte Echia, il primo nucleo abiatato di Napoli. Dopo una visita al Castel dell’Ovo si percorrerà poi Via Partenope fino ad arrivare a Via Calabritto strada dello shopping di lusso napoletano. Ci si fermerà poi a Piazza dei Martiri uno dei luoghi più eleganti e rappresentativi di Napoli con i suoi simbolici indomiti leoni. Si farà poi una sosta golosa presso la rinomata cioccolateria Peyrano dove si degusteranno degli squisiti cioccolatini per poi spostarsi presso la prelibata torteria dove si degusterà una fragrante sfogliatella.
Durante il percorso saranno raccontati aneddoti, curiosità e storie relative sia alla storia del cioccolato e della pasticceria napoletana che informazioni storico-artistiche sui principali monumenti.
3) Itinerario : In giro al centro storico tra cioccolato, arte e artigianato
L’itinerario partirà tutti i pomeriggi dal 4 al 12 dicembre 2004 alle ore 16.00 da Piazza del Gesù una delle piazze-simbolo del centro storico di Napoli, sormontata dalla guglia dell’Immacolata eretta tra il 1747 e il 1750. La prima sosta sarà nella chiesa del Gesù Nuovo importante chiesa costruita dai gesuiti a Napoli tra il 1584 e il 1601 con la sua caratteristica facciata a bugnato e che custodisce al suo interno importantissime opere di Francesco Solimena, Massimo Stanzione, Paolo de Matteis, Cosimo Fanzago ecc. La seconda sosta sarà presso la chiesa di Santa Chiara edificata tra il 1310 e il 1340 per volere di Roberto d’Angiò e della regina Sancia situata all’inizio del Decumano inferiore detto anche Spaccanapoli, (così detta perché vista dall’alto sembra dividere in due la città). Il tour goloso proseguirà in una rinomata fabbrica di cioccolato “Perzechella” dove si potranno ammirare i segreti del “cioccolato” e degustare degli ottimi cioccolatini. Si proseguirà per Spaccanapoli per arrivare poi nella stupenda Piazza di San Domenico Maggiore, dove una sosta non potrà mancare presso la rinomata pasticceria “Scaturchio” e presso la chiesa di San Domenico Maggiore una delle più importanti di Napoli, voluta da Carlo d’Angiò ed eretta tra il 1283 e 1324 in forme gotiche, divenendo la casa madre dei domenicani nel Regno di Napoli. La passeggiata continuerà per Via San Biagio dei Librai fino ad arrivare a San Gregorio Armeno, “la strada dei pastori”, dove abili artigiani da decenni creano pastori e presepi ammirati in tutto il mondo.
Durante il percorso saranno raccontati aneddoti, curiosità e storie relative sia alla storia del cioccolato e della pasticceria napoletana che informazioni storico-artistiche sui principali monumenti
A tutti i choco-visitatori sarà consegnata una scheda con alcune notizie golose, ricette e segnalazioni dolci che potranno conservare come ricordo di questi choco-percorsi.
Contatti e prenotazioni:
Margherita Rizzuto 349-4460369
e-mail margi228@virgilio.it
Costo unitario per visita guidata Euro 10
... e poi potrai partecipare ad eventi golosi:
Pizziamoci...
Per tutta la durata dell’Eurochocolate Christmas, il lunedì, il mercoledì e il venerdì mattina, si potrà seguire un corso sulla pizza, ovviamente al “cioccolato” presso il noto ristorante Cantanapoli, sito in Via Chiatamone. Il corso, che avrà la durata di un paio di ore, sarà introdotto da notizie sulla storia del cioccolato e poi s’imparerà, guidati da abili pizzaioli, a fare una vera pizza napoletana . Sarà consegnato ai choco-pizzaioli un attestato amatoriale.












